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Italiani: un popolo di navigatori (web) e (tele)dipendenti: a dirlo è ufficialmente il Censis

tech.fanpage.it - Più della metà della popolazione italiana è su Internet (53,1%), i quotidiani tradizionali perdono il 7% dei lettori tra il 2009 e il 2011 (19,2% in meno dal 2007).

Leggiamo su "tech.fanpage.it"

"Coloro che stanno rendendo possibile il cambiamento di fruizione dei contenuti (televisivi, multimediali, di informazione, culturale etc.) sono naturalmente i giovani, meglio se istruiti: l’87,4% fra i giovani accede a Internet.
Mentre si abbassa il digital divide nel paese, visto che nel 2011 si supera la soglia del 50% di utenti Internet, aumenta il press divide. La radio rimane con un’utenza stabile con livelli molto alti (8 italiani su dieci).
Questi dati confermano il cambiamento in atto del modello culturale; non più relazioni con i media top-down e broadcasting ma relazioni peer-to-peer, che iniziano dal basso (bottom-up) e tendono a costruire una società non più di massa, come qualche decennio fa, ma “tribale”, secondo alcune fortunate definizioni sociologiche; basata cioè sugli interessi reali delle persone che possono così svilupparsi di più come esseri umani e partecipare alla crescita culturale ed economica del paese. Internet permette un uso attivo delle news: l’interazione con le persone e la potenziale amplificazione della notizia cambia il paradigma culturale dove i contenuti rilevanti e attendibili vengono decisi dagli stessi utenti. La battaglia tra la tv e Internet si fa sempre più dura, sono i due mezzi che iniziano a contendersi la maggiorparte dell’offerta di informazione nella società e dunque anche la negoziazione dei valori: potere, giustizia, sanità, salute, informazione, cultura, ambiente etc. Internet entra come player fondamentale e i giovani (con un buon titolo di studio) stanno facendo sì che questo cambiamento avvenga.
Tuttavia i giovani, da soli, non possono trainare lo sviluppo dell’Italia che, come emerge dai dati, si muove a doppia velocità: Internet nel 2010 rappresentava il 2% del Pil, il 10% in più rispetto al 2009; l’Internet economy italiana arriverà prevedibilmente nel 2015 a una quota tra il 3% e il 4,3% del Pil, cioè tra i 59 e i 77 miliardi di euro: è un’occasione imperdibile per il paese visto il patrimonio culturale, commerciale, industriale e artigiano: la rete però deve essere considerata strategica dal governo per coinvolgere nel processo evolutivo anche chi non usa abitualmente il pc
"
 

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19/7/2011

19/7/2011

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